Salvare il mondo per salvare la nostra civiltà
da Tony Cirnigliaro, Italia

di Tony Cirnigliaro

Salvare il mondo, tutelare i nostri sistemi naturali, non è solo un problema "ambientale", è anche e soprattutto un problema globale, che riguarda l'economia, la società, l'istruzione, il lavoro.
Un’economia mondiale sempre più integrata, nella quale tutti dipendiamo dallo stesso grano, petrolio, acciaio, il nostro modello di sviluppo non può più funzionare, neanche per i Paesi industrializzati in via di sviluppo. La sfida che ci aspetta è quella di costruire una nuova economia, con l'obiettivo di stabilizzare il clima, estirpare la povertà, stabilizzare la popolazione e ripristinare gli ecosistemi terrestri.
Occorre convincersi che non è un problema di pochi, ma in realtà riguarda tutti. La nostra civiltà sta correndo verso il punto di non ritorno.
Ma perchè mettere in discussione l'attuale sistema di mercato? Il mercato è per molti versi un meccanismo incredibilmente potente. Riesce a stanziare risorse con efficienza tale che nessun sistema di pianificazione centralizzato potrebbe eguagliare, mantenendo in equilibrio l’offerta e la domanda. Ma ciò nonostante è affetto da una debolezza fondamentale: non incorpora nei prezzi i costi indiretti della produzione delle merci. Non valutando in modo appropriato le esigenze ambientali, non rispettando la soglia sostenibile dei sistemi naturali e privilegiando il breve termine rispetto al lungo termine, IL MERCATO MOSTRA POCO INTERESSE PER LE GENERAZIONI FUTURE! Un esempio: il costo della benzina. Nel prezzo finale sono compresi: il costo della ricerca, dell’estrazione, della raffinazione, della distribuzione; ma non il costo dei cambiamenti climatici, dei sussidi governativi sotto forma di sgravi fiscali per lo sfruttamento del petrolio, del proliferare delle spese militari per l’accesso alle fonti petrolifere, dei costi sanitari per la cura delle malattie respiratorie causate dall’inquinamento atmosferico. In passato, alcune civiltà sono state travolte dai problemi ambientali, altre invece hanno saputo reagire in tempo. Oggi si stima che la domanda globale verso i sistemi naturali ecceda la loro possibilità di rendimento sostenibile di circa il 25%. STIAMO SODDISFACENDO LE NECESSITA’ DEL MOMENTO CONSUMANDO LE RISERVE DI BENI NATURALI, PREPARANDO QUINDI IL TERRENO PRIMA AL NOSTRO DECLINO E POI AL COLLASSO. Ma siam sicuri che l’economia dipende dai sistemi naturali? SI! Dipende interamente dai sistemi naturali e dalle risorse del pianeta. Alcuni esempi? Dipendiamo dal sistema climatico globale per la presenza di un ambiente compatibile con l’agricoltura, dipendiamo dal ciclo idrico per la disponibilità di acqua fresca, dipendiamo dai processi geologici di lunga durata per la trasformazione delle rocce in terreni che hanno reso la Terra un pianeta biologicamente produttivo. Cibo, acqua e vivibilità. Quali altri fattori sono più importanti di questi per la vita umana? Nessuno.
Quale allora la proposta? Non lasciare al caso la risoluzione delle problematiche che oggi la nostra civiltà deve affrontare e risolvere. Quindi, pianificare gli interventi. Ma non lo possono fare coloro che tali problematiche le hanno generate. Occorre pensare "giovane". Occorre fornire gli strumenti affinché le nuove generazioni possano contribuire in maniera decisiva al cambiamento: dell'economia, della politica, della società, del lavoro. Si potrebbe partire cancellando tutti quei finanziamenti a pioggia che stanzia la Comunità Europea. E li si potrebbe dirottare a società o cooperative di giovani che presentano progetti mirati al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
- sviluppo sostenibile (investire nell'energia rinnovabile)
- riduzione dei rifiuti e loro riciclo al 100%
- qualità dell'istruzione
- ripristino e protezione degli ecosistemi terrestri
- città pensate per l'uomo
- ristrutturazione del trasporto urbano
- migliorare l'efficienza energetica degli edifici
- fondare lo sviluppo economico non sul consumo ma sulla produzione
- la salvaguardia dell'ambiente come occasione di sviluppo
Si potrebbe istituire una sorta di "Comitato per le politiche comunitarie" a livello europeo, composto da rappresentanti dei diversi "Comitati per le politiche comunitarie" dei vari Stati membri, che supervisionino l'implementazione dei vari progetti. E per legge, si dovrebbero prevedere "paletti" tipo: limite di età dei rappresentanti (non più di 50 anni), limite di durata al mandato (massimo 2), nessuna incompatibilità con l'incarico.
Occorre una rete, un network in grado di relazionarsi a tutti i livelli. Solo un'entità come la Comunità Europea può farsi garante di un tale cambiamento. Perché rappresenta tutti i cittadini europei, sia nei confronti di ogni singolo Stato membro, sia nei confronti degli Stati extra europei.

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