LAVORO E TECNOLOGIA

La terza rivoluzione industriale, caratterizzata dall’evoluzione tecnologica, non ha solo spostato molti posti di lavoro nel terziario sottraendoli all’agricoltura ed all’industria ma ne ha anche ridotto il numero: dove servivano cento operai ora ne bastano dieci. Quando è iniziata la lenta ma inesorabile emorragia di posti di lavoro, pur prevista e prevedibile, non dava pensiero più di tanto. Con la filosofia del “finché la barca va, lasciala andare” nessuno ha osato alzare un dito e fare qualcosa. Ora che l’emorragia si è talmente velocizzata da finire fuori controllo, gli “addetti ai lavori” si stracciano le vesti. La riduzione del lavoro è ora aggravata in modo tragico dall’esplosione della famosa “bolla speculativa”, anch’essa prevista e prevedibile essendo una attività basata su nulla di reale, anch’essa del tutto fuori controllo.
Io mi chiedo, e chiedo agli “addetti ai lavori”, come sia stato possibile che nessuno si sia posto il problema o che ne abbia, anche sommessamente, fatto cenno. Nessun governo ha fatto alcunché per preparare le società dei propri paesi a capire quello che stava succedendo e che succederà, né tanto meno ad imparare a fronteggiare il fenomeno. Governi, sindacati, banche, imprenditori, istituzioni hanno continuato ad andare avanti con la loro miope visione del mondo. Diciamo miope per non parlare di malafede. Ovviamente nessuno può e vuole fermare l’avanzare della tecnologia, sarebbe impossibile e addirittura ridicolo il solo pensarlo. Anzi, i fondi per la ricerca scientifica e tecnologica, che nel nostro paese sono grottescamente scarsi, vanno robustamente incrementati. Non bisogna però trascurare i potenziali risvolti negativi di una applicazione tecnologica sconsiderata altrimenti le conseguenze si riverseranno fatalmente sulle generazioni più giovani e su quelle che verranno. La tecnologia che consente di comperare con un clic a Sidney e di vendere con un clic a Toronto non poteva non portare conseguenze sociali e politiche. Scoppiano guerre disperate tra disperati mentre altri approfittano della confusione per accaparrarsi ingordamente ed illecitamente più benefici possibili. Per la prima volta nella storia dell’uomo lo sviluppo porterà disoccupazione. C’è un perverso effetto domino: per conseguire lo sviluppo occorre essere competitivi, per essere competitivi servono tecnologie sempre più avanzate e sofisticate e queste riducono fatalmente altri posti di lavoro. Abbiamo bisogno che l’Europa dia risposte concrete alla domanda di lavoro ed in fretta. Abbiamo bisogno di regole certe per il lavoro, per la produzione, per il credito, per la distribuzione dei beni. Abbiamo bisogno che lo sviluppo si coniughi con la tutela dell’ambiente. Abbiamo bisogno di relazionarci in modo univoco e coerente con il resto del mondo.

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