EDUCAZIONE CIVICA EUROPEA

Ho trovato molto significativi i contributi che trattano dello stato della cultura nella UE. Condivido molte delle proposte fatte ma io vorrei suggerire una azione propedeutica ad ogni tipo di iniziativa.
Vorrei che noi tutti, cittadini dei futuri Stati Uniti d’Europa, fossimo consapevoli di quello che facciamo quando entriamo in una cabina elettorale. Vorrei che tutti noi sapessimo cosa significano le parole che usiamo. Non è sempre scontato.
Dai vertici degli “addetti ai lavori” il fenomeno dell’uso improprio delle parole forse non viene percepito in tutta la sua gravità ma, tra la cosiddetta “gente comune”, il fenomeno risulta sconcertante. Un esempio, forse il più significativo, riguarda la parola “politica”. Essa viene usata troppo spesso per definire genericamente ciò che con la politica, intesa nel suo vero significato di scienza ed arte di governare le persone organizzate in uno Stato, non ha nulla a che fare mentre servirebbero parole più appropriate come: intrighi, affari, scalata sociale ed economica, scalata per la conquista di un potere e via dicendo. Lo sconcerto aumenta quando si constata che non tutti sanno che cosa sia la Costituzione, il Parlamento, il Governo né tanto meno le loro attribuzioni. Molti in queste condizioni vanno a votare sull’onda di una simpatia indotta da atteggiamenti studiati per essere seducenti o di promesse accattivanti appositamente elaborate da chi ha interesse ad essere eletto, viceversa molti si vantano di non andare a votare credendo che non appoggiare nessuno sia meglio che prendersi la responsabilità di operare una scelta.
Ci sono almeno due generazioni che non sanno nulla della seconda guerra mondiale, figurarsi delle orrende conseguenze che ha prodotto e che, anche dopo tanti anni, sono ancora dolorosissime e ricadono tuttora sulla vita concreta di tutti noi. Le ombre delle guerre sono lunghissime. Alle scuole elementari e poi alle medie inferiori e superiori i programmi scolastici non arrivano quasi mai compiutamente alla metà del novecento. Molti giovani arrivano all’Università senza sapere la nostra storia e se non hanno una famiglia alle spalle che apre loro gli occhi, a meno che non seguano studi umanistici, rimangono con enormi lacune per tutta la vita.
Vorrei quindi proporre una Educazione Civica Europea che, pur non trascurando le peculiarità di ogni singolo stato membro, dia alle giovani generazioni uno strumento comune per far loro capire l’importanza dell’UE e la portata delle sfide epocali e planetarie che saranno chiamate ad affrontare.

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