Che cosa succede ora?

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L'Europa, così copm'é ora, può fare ben poco: Siamo in troppi e disomogenei. Bisognava procedere per tempo ad una maggiore armonizzazione degli sSati e dei sistemi giuridici ed economici (ed anche sociali) e poi procedere alle adesioni dei nuoivi associati.
E' solo l'aspetto negativo che anch'io riconosco nell'osservazione fatta. E quello positivo dove lo mettiamo? Qualunque innovazione comporta dei sacrifici da parte di tutti per l'adeguamento dei singoli stati ad una condotta comune, la quale però ha l'opportunità di fare tesoro dei migliori risultati conseguiti nei diversi stati nei molteplici settori operativi della società.
Purtroppo, in questo momento le cattive impressioni si susseguono : la crisi economica fa che gli egoismi nazionali emergono (vedi il conflitto attuale in Inghilterra contro il lavoro "rubato"-dicono loro- dagli Italiani)
Il fatto è che i cittadini europei , spinti dalle preoccupazioni economiche, la paura dei licenziamenti che si prevedono saranno massivi nei prossimi mesi, vogliono -giustamente- salvare il proprio posto di lavoro non sapendo tuttavia quali sono le regole che fanno si' che in un paese dei lavoratori di altri paesi possono essere chiamati ad esercitare la loro professione.
Mi sembrerebbe opportuno, quindi che l'UE si consacri molto di più a questo compito didattico di comunicazione e di informazione affinché tutti sappiano, nei vari paesi, che nessuno ruba nulla a nessuno poiché le regole di ingaggio o le specificità sono identiche in tutti i paese (o se non lo sono è il momento di metterle a norma).
Si', in questo momento bisogna pensare a rafforzare l'esistente (inutile allargarsi a dismisura con realtà tanto diverse e lontane) , a incentivare le operazioni comuni di protezione sociale e di pensare un po' di più ad una globalizzazione comunitaria -diretta verso tutti i paesi indistintamente- piuttosto che mondiale, di intraprendere operazioni di informazione importanti presso i media di tutti i paesi per spiegare che cosa fa l'Unione per i suoi cittadini e per far conoscere i vantaggi che i vari paesi hanno avuto grazie ad essa.
L'argomento è importante ed è urgente affrontarlo in prima linea prima che le proteste si diffondano ancora di più e dilaghino in tutta l'Unione a macchia d'olio.
Temi fondamentali per lo sviluppo da un lato e la positività dello stesso, da l'altro, sono: a)scambi attivi e propositivi fra nuove imprese fatte da individui di diverse nazionalità (almeno3) , formanti piccole cooperative (in primis di servizi) , che abbiano comuni obiettivi (socio-economici) ; b) attivazione di centri poliglotti a sfondo scambi del tempo-libero per contribuire a "valori-comuni" - come dei centri giovanili con scambi continui ed un nucleo nazionale (almeno 3 per ogni Paese membro) - attività anche supportate dalla Commissione Europea o a da altro Organo che pre-stabilisca 5 TEMI VALORI su cui confrontarsi ed operare ( esempi: educazione minori, attività ludiche e sanità/benessere della persona, giochi educativi e sociali; musica composta e di ascolto ; spettacolo/i composti e in visione a seconda di attivo/passivo operante/ascoltante eccetera );
c) Itinerari guidati almeno 1 volta l'anno per tutti i Paesi membri attraverso un Premio/Concorso inter- generazionale riferito a 3 età diverse per Trasmettere Le Esperienze e il Valore dell'Anzianità/Saggezza, per il futuro delle nuove generazioni.
Gianluca Albertini Italia. L'informazione a 360 gradi, la partecipazione democratica, l'educazione tendente a dare le basi per costruire rapporti civili tra le persone e tra queste e l'ambiente e gli animali. Quest'ultimo tema, l'educazione, sembra appannaggio di una parte potentissima come la chiesa cattolica (lobbista nascosta) che per duemila anni ha forgiato le coscienze per mantenere il proprio potere temporale ed acccrescerlo. I fatti recenti accaduti in Italia sulla libertà di scelta sul fine vita ne sono una prova tangibile. Ma anche sul rapporto uomo animali l'educazione cristiana, e comunque quella religiosa, considera l'animale un oggetto da "custodire" perchè creato per soddisfare l'uomo secondo la bibbia, da reddito per i produttori che sfruttano i propri investimenti (allevamento, macellazione, distribuzione, vendita, e soprattutto iperconsumo nei paesi ricchi del pianeta). Ma basta entrare nelle scuole e far parlare i bambini su quali sono i diritti degli animali (alla vita, al non abbandono, al loro benessere etologico, alla loro dignità, al non maltrattamento o avvelenamento) e subito ti chiedono PERCHE' DOBBIAMO MANGIARLI? Un'educazione corretta, etica e basata anche sulle ultime acquisizioni scientifiche relative, all'etologia, intelligenza e senzietà degli animali, dovrebbe poter sostituire l'arretratezza culturale che vuole che tutto dipenda da un ente superiore chiamato dio. Persino i diritti personalissimi discenderebbero da lui, come affermato qualche settimana fa dal capo della chiesa, quel pastore tedesco chiamato Ratzinger. L'Europa ha una grande opportunità: sviluppare il tema dell'informazione sulla vita e sui rapporti tra gli esseri viventi. Il tema dell'ambiente, come è stato sviluppato dall'europa negli ultimi anni, in modo da essere considerato trasversalmente in ogni settore della politica europea, costituisce un esempio da imitare. Infatti l'educazione è un tema trasversale e tocca gli stili di vita, i metodi scientifici, le credenze religiose e i valori umanitari di chi la religione non la professa, ma anche il consumo di beni di origine animale, per non parlare della salute dell'uomo e delle implicazioni sanitarie e mortali per l'uso di animali macellati o di prodotti di origine animali alla diosssina (uova, latte, ecc). L'educazione dovrebbe costituire secondo me un ulteriore pilastro trasversale su cui trovare la condivisione, lasciando la possibilità a ciascuno di noi, dopo aver dato la più ampia informazione, di essere libero di fare scelte secondo la propria coscienza (non come sta avvenendo in Italia con il decreto del governo berlusconi che impedirà di rifiutare una cura o di scegliere una buona morte (eutanasia). In Italia si sta retrocedendo a grandi passi verso il periodo più buio della nostra storia. Spero che in Europa questo non debba proprio avvenire. E io mi batterò, anche per le future generazioni, perchè ciò non accada.
IN UN MONDO GLOBALIZZATO SERVE AVERE UNA LINGUA INTERNAZIONALE UGUALE PER TUTTI. UNA LINGUA VALIDA COME PONTE PER LE TRADUZIONI TRA LE DIVERSE LINGUE NAZIONALI FACILE DA APPRENDERE E INSEGNARE. SERVE L'ISTRUZIONE OBBLIGATORIA FINO A 18 ANNI. SERVE ABBASSARE I COSTI DELLA POLITICA CHE SONO I PIU' ALTI IN ASSOLUTO. E' INCONCEPIBILE CHE I POLITICI EMANINO LEGGI PER AUMENTARE GLI ANNI LAVORATIVI MENTRE GLI STESSI POLITICI CON POCHISSIMI ANNI DI "SERVIZIO" VANNO IN QUIESCENZA CON "PENSIONI D'ORO" A SPESE DEI CITTADINI!! E' VERGOGNOSO!!
Cavallo, Nave, Auto, Treno, Aereo..................... nel corso del tempo hanno consentito agli uomini si spostarsi sempre più velocemente! L'Informatica e la Telematica hanno poi rimpicciolito il mondo riducendo, ma solo apparentemente,ancora di più le distanze! Il risultato è che passiamo parte del ns. tempo ad occuparci delle problematiche di persone e di popolazioni che vivono lontani da noi e che, probabilmente, nel corso della ns. vita non avremo l'occasione d'incontrare per condividere delle semplici emozioni e/o magari solo per stringerci la mano!
Nel mentre....... non riusciamo a dedicare il tempo necessario per risolvere un problema del ns. condominio né per preoccuparci del nostro "Quartiere" - Unità Minima di Urbanizzazione - dove abbiamo comprato casa, magari costataci sacrifici economici, luogo dove abbiamo deciso di vivere e far crescere i ns. figli!
Credo che la cosa migliore che ognuno di noi possa fare sia quella di impegnarsi nell'ambito del territorio nel quale vive, nell'intento di creare condizioni di vita che possano essere da esempio per altri!
Cosa può fare l’UE per plasmare il nostro futuro economico e sociale in un mondo globalizzato?
Per tentare di rispondere a questa domanda occorre innanzi tutto dotarsi di buone dosi di umiltà, di obiettività, di buona fede. I problemi sono tanti ed immensi. Ne cito alcuni che credo siano i più difficili da risolvere:
La gestione della terza rivoluzione industriale;
Lo sviluppo della produttività che, con le inesauribili nuove tecnologie che si dovranno usare, produrrà nuova disoccupazione;
L’influenza dei paesi emergenti;
Il credito;
Le incognite della ingegneria genetica;
I fondamentalismi religiosi;
La diffusa insufficienza culturale per affrontare problemi etici;
La criminalità sempre più e sempre meglio organizzata;
Lotte sociali che prima o poi sorgeranno per l’abissale gap tra ricchi e poveri;
La sicurezza.
Il problema più pressante è però il LAVORO che ha sempre più aggettivi (nero, part time, determinato, interinale, cococo, cocopro, precario, esternalizzato, delocalizzato) e sempre meno quantità.
Qualcuno aveva previsto, in tempi non sospetti, che ci sarebbe stato il problema della mancanza di lavoro. Perché politici, imprenditori, sindacalisti, banche, istituzioni non sono intervenuti in qualche modo????? Ma tanté!!!!
L’Unione ha compiti gravosi da affrontare. Ma ce la può fare. Ha un trascorso culturale straordinario ma deve tenere lontano gli egoismi, i protezionismi, i vetero-nazionalismi.
Ogni scenario di crisi porta inevitabilmente a una forma di protezionismo ottemperato dai governi preoccupati per lo più dal calo dei consensi che non da dare risposte alle richieste dei propri cittadini. Credo sia superfluo discutere quì su quali conseguenze comporterebbe l'adozione di politiche protezionistiche. L'Europa ha oggi l'opportunità di sottrarre ai singoli stati l'adozione di politiche "privatistiche" cercando di stimolare la crescita a livello "Europeo" come volano per le singole componenti economiche europee. Per far si che queste politiche portino significativi frutti in tempi rapidi è indispensabile compiere quella armonizzazione legislativa che tanto ci rende ancora "diversi". Non credo sia più proponibile e attuabile una legislazione europea senza che la stessa sia immediatamente recepita in ogni stato.
Infine lasciare alla BCE ogni politica di gestione del credito e di controllo sugli istituti di credito.
L'Europa, nel processo di globalizzazione, riesce ancora a mantenere un ruolo economico rilevante, ma non bisogna farsi illusioni. Altri giganti stanno per nascere e quelli che esistono già hanno dimostrato capacità di crescita e sviluppo che sono lontane dalla nostra (europea) portata.
Ri-pensare ancora ad un Europa frammentata da stati nazionali che compentono individualmente alla corsa globale è a dir poco scoraggiante se non proprio più immaginabile.
Quello che sta succedendo ogni giorno in casa nostra (europa) lo dimostra e ci fa apparire fragili e divisi. Ci fa anche capire che la retorica dei nostri governanti non ha aiutato nessuno.
Abbiamo un'occasione unica per costruire un processo di crescita economica comune e di conseguenza anche di crescita socio-politica.
Ancora una volta i nostri governanti possono adottare politiche che tutelano il diritto del lavoro di tutti gli europei, piani di crescita economica ad hoc per ogni tipologia di beni e servizi, adottare forme comuni di istruzione e ricerca scientifica. Prima di tutto però bisognerà che i nostri governanti acquistino la consapevolezza di essere portatori di una esigenza comune. Secondo dovranno imparare ad essere più lungimiranti nelle scelte che adotteranno, dote che purtroppo è mancata a molti.
s.
is very nice :) thanks -- prom updos