presenza femminile nelle istituzioni nazionali ed europee

presenza femminile nelle istituzioni nazionali ed europee

era da parecchi giorni che non partecipavo alle discussioni e ritornando oggi mi aspettavo a trovare un qualunque dibattito sulla condizione femminile, soprattutto in Italia dove essa lascia ancora molto da desiderare.
Eppure l'8 marzo era la giornata internazionale della donna e nel 2000 le nazioni unite avevano messo a punto un piano di sviluppo in otto punti da realizzarsi entro il 2015.
Tra questi punti c'era anche la parità di trattamento (stipendio, posti di lavoro, istruzione, protezione sociale, ecc...) ; certo questi problemi sono molto più sensisibile in altre regioni del mondo meno sviluppate.
Tuttavia, è stupefacente che nessun media, e nessun partito politico abbiano dato risalto alle classifiche pubblicate in questi giorni in cui l'Italia si ritrova al 67emo posto, giusto prima del Vietnam ! E' vero che nel 2008 qualche progresso lo abbiamo fatto rispetto agli anni precedenti , ma sappiamo che per quanto riguarda il progresso economico e sociale siamo soltanto al posto 83, per partecipazione e opportunità economica soltanto al posto 85 e per quanto riguarda le opportunità politiche soltanto al 46mo posto secondo la classifica fatta dal Economic global forum che misura lo stato della partecipazione delle donne nella vita sociale e pubblica di 130 paesi ?

Questo non sembra essere il problema di nessun partito : infatti, le donne sono le eterne seconde, capaci soltanto di occuparsi della famiglia o di compiti che hanno una relazione qualunque con questo ruolo tradizionale anche quando sono al governo.
In più esse sono sottopagate rispetto ai colleghi maschi anche a competenze e qualifiche uguali, il che va contro il principio stesso dell'articolo 143 (credo) dell'Unione che stabilisce appunto questa parità.

E guardando le varie statistiche sono ancora più inorridita quando ho potuto rendermi conto che le donne sono discriminate assolutamente in tutti i campi :
-nella vita politica, come ho detto : perché, anche quando sono presenti, ricoprono incarichi che io definirei di secondo grado, eppure mi sembra che i partiti politici italiani dispongano di vario "materiale" femminile di qualità
- nella vita quotidiana, in cui la donna deve occuparsi praticamente a parte intera della sua famiglia, anche quando lavora ; o se ha più figli, sia smette di lavorare, sia prende un lavoro a mezzagiornata (=quindi lavoro precario) ; quindi doppiamente sottovalutata, sia sul piano personale che professionale - nella vita professionale per quanto detto sopra, cioé quella segregazione verticale e orizzantale che fa ostacolo -anche e soprattutto a livelli più alti e in tutte le professioni e in tutte le istituzioni pubbliche che pur dovrebbero dare l'esempio (=penso ai partiti, ma anche ai sindacati, ma anche alle istituzioni pubbliche)

E mi domando perché l'Italia continua a non tener conto di questa grandissima parte della sua popolazione che tanto potrebbe dare al paese e che pure sono inutilizzate.

Per combattere tutto cio', non si dovrebbe :
- farle infine diventare protagoniste e non più soltanto "portavoce" e quindi offrir loro dei veri ruoli di Capo (preferisco questo termine al "Leader")
- abolire questi "tetti di vetro" che ostacolano la loro carriere sia nell'ambito delle istituzioni che nell'ambito delle imprese
- informare fin dalla scuola e con azioni televisive, di media di ogni tipo, sulle possibilità offerte per far capire a tutti che il ruolo delle donne non essenzialmente confinato nei settori tradizionalmente femminili (insegnamento, medicina, bambini, cura delle persone)
- fare leggi che permettano alle donne di accedere ai posti di comando nelle istituzioni giuridiche (sono praticamente assenti dapperttutto), mediche (1 su 10 uomini mentre sono maggioritarie in tutti gli scomparti della sanità) ecc. ecc..
- sorvegliare più attentamente gli stipendi delle donne che -come le statistiche ci insegnano in questi giorni- restano ancora molto distante da quelle dei colleghi maschi e sanzionare quando necessario.
- fare più asili nido
- fare una vera politica sociale per la famiglia (se si vogliono più figli bisogna fare una politica adeguata) per mezzo di sgravi fiscali o agevolazioni secondo la tipologia della famiglia, ecc...

E poi mi domando : perché la donna dovrebbe sempre dimostrare di essere più brava e più competente di un uomo per poter pretendere essere un Capo ? Non basterebbe che essa sia semplimente tanto stupida quanto lo è un uomo (e, convenitene, gli esempi non mancano!).

Ma se una prova dovesse volerci lo stesso, basti sapere che delle statistiche recenti pubblicate recentemente da organismi statistici internazionali e italiani provano che in tutte le aziende in cui c'è almeno una donna -e ancor di più quando tutte le dirigenti sono à metà o totalmente donne- i profitti delle imprese sono più grandi, i rischi di insolvabilità sono ridotti, il margine lordo è migliore.

Che cosa vogliamo di più per favorire lo sviluppo del lavoro femminile in tutti i campi dal più umile al più elevato (ma in una società che vuole lo sviluppo dei suoi cittadini ogni lavoro è ugualmente utile e partecipa allo sviluppo generale) : queste politiche servirebbero grandemente allo sviluppo delle aree depresse del meridione e sarebbero uno stimolo importante per l'economia nazionale.

E mi auguro veramente che l'Unione europea saprà imporre a quegli stati ancora recalcitranti -quali l'Italia- delle regole (e anche sanzioni) che permettano di arrivare a questa vera parità tra sessi