Convertire gli impianti industriali

Convertire gli impianti industriali

La crisi economica attuale dovrebbe essere uno stimolo per l'Unione europea per rivedere un'insieme di politiche industriali come, ad esempio, quelle dell'energia, del riciclaggio, dell'imballaggio.

Incentivare in tutti i paesi simultaneamente (e non solo in alcuni) quelle industrie o quelle città o quelle regioni che si impegnano a :

Energia utilizzata : a dotare i loro edifici di impianti solari (soprattutto là dove il sole non è un problema) o sostituire o costruire impianti con tecniche e energie rinnovabili di ogni tipo

Imballaggi : tutti i giorni la nostra pattumiera si riempe di prodotti di scarto di ogni tipo (carta/cartoni/cartoncini multipli e spesso inutili o superflui per ogni tipo di prodott, recipienti plastici più o meno riciclabili o in ogni modo di difficile smaltimento, che utilizzano inutilmente delle materie prime la cui rarefazione ne raccomando l'uso per altre destinazioni più essenziali)

Tecniche di selezione dei prodotti agricoli (tappeti elettrici) a volte inutili per le quantità o i prodotti da selezionare ( mentre degli attrezzi meccanici non dispendiosi di energia potrebbero convenire perfettamente con la stessa efficacità).

Certo, non dico che bisogna rivenire alla preistoria ma credo che questo tipo di sviluppo ha fatto oggi la prova della sua incapacità a preservare il nostro ambiente e a fornirci uno sviluppo economicamente e socialmente sostenibile, soprattutto in materia di agricoltura che è il simbolo stesso della nostra vita.

Quindi, non sarebbe questa l'occasione per rivedere l'insiemie di questi problemi per accelerare la riconversione dei mezzi di produzione la dove esistono dei vecchi sistemi e la costruzione di nuovi impianti la dove non ce ne sono e/o si intende costruirne ?


Caro amico, sono una cittadina “euro-italiana” che condivide le proposte che hai esposto nel tuo contributo. Soprattutto, in quanto italiana colpita dallo scandalo dei rifiuti in Campania, condivido la proposta di limitare all’essenziale l’uso degli imballaggi per le merci e spero che il messaggio arrivi a quelli che io di solito chiamo “addetti ai lavori”. C’è poi il problema dei rifiuti tossici, ma questo è un argomento che merita un discorso ad hoc. A parte l’ovvia soluzione della raccolta differenziata
(talmente ovvia ormai che nel sollecitarla ci si sente come quello che crede di avere scoperto l’acqua calda) bisogna contestualmente intervenire a monte e cioè, come tu proponi, sulla produzione degli imballaggi e dei contenitori delle merci. Quando vado a fare la spesa e porto a casa con fatica tante borse pesanti penso: “Fra qualche giorno tutta questa roba, a parte quella che si digerisce e che va da un’altra parte, tutto finisce nella spazzatura.”
Come se non bastasse a volte si assiste anche al paradosso che la confezione ha più valore del contenuto!!!

Caro amico, sono una cittadina “euro-italiana” che condivide le proposte che hai esposto nel tuo contributo. Soprattutto, in quanto italiana colpita dallo scandalo dei rifiuti in Campania, condivido la proposta di limitare all’essenziale l’uso degli imballaggi per le merci e spero che il messaggio arrivi a quelli che io di solito chiamo “addetti ai lavori”. C’è poi il problema dei rifiuti tossici, ma questo è un argomento che merita un discorso ad hoc. A parte l’ovvia soluzione della raccolta differenziata
(talmente ovvia ormai che nel sollecitarla ci si sente come quello che crede di avere scoperto l’acqua calda) bisogna contestualmente intervenire a monte e cioè, come tu proponi, sulla produzione degli imballaggi e dei contenitori delle merci. Quando vado a fare la spesa e porto a casa con fatica tante borse pesanti penso: “Fra qualche giorno tutta questa roba, a parte quella che si digerisce e che va da un’altra parte, tutto finisce nella spazzatura.”
Come se non bastasse a volte si assiste anche al paradosso che la confezione ha più valore del contenuto!!!

Si, ed io credo anche che ogni consumatore, in attesa di decisioni che non dipendono da lui purtroppo, dovrebbe farsi carico di scelte semplici che potrebbero essere uno stimolo per arrivare a questa "rivisitazione" degli imballaggi, e cioé, tra l'altro, :
-preferire i prodotti i cui imballaggi sono ridotti od in ogni modo più facilmente riciclabili ed ecocompatibili
- lasciare (come a volte si è fatto in alcune manifestazioni di sensibilizzazione ecologica) gli imballaggi inutili direttamente sui luoghi di acquisto dei supermercati
-preferire i prodotti in vracco quando essi esistono

Basti pensare - da statistiche che ho visto su un sito ecologico belga- che gli imballaggi incidono per il 30 % sul peso e per il 50 % sul volume dell'immondezza senza contare che questa immondezza noi la paghiamo più volte : quando compriamo il prodotto finale (il cui costo comprende anche i costi della materia utilizzata,della fabbricazione e del trasporto dell'imballaggio + il costo del prodotto finito) + quando smaltiamo i rifiuti direttamente (=tasse comunali) e indirettamente (=tasse versate per la costruzione delle apparecchiature di smaltimento dei rifiuti stessi).
Sempre secondo lo stesso sito ecologico, ogni belga avrebbe speso nel 2003 ben 250 € per i rifiuti : e con i tempi che corrono queste economie da fare (per l'ambiente e per il nostro portafoglio) meritano di essere vagliate attentamente dalle istanze nazionali ed europee.
Quindi bisogna riuscire a spezzare questo circolo vizioso da cui non si uscirà mai senza una politica volontarista dell'Unione per promuovere un'idea ambientale valida dei prodotti da fabbricare e commercializzare sapendo che i posti di lavoro eventualmente perduti possono essere facilmente riconquistati con una gestione più ecologica delle risorse utilizzate durante tutto il ciclo produttivo.

Gli impianti industriali in molte zone dell'europa non mantengono gli standars cee riguardo l'iquinamento ambientale,eppure continuano ad operare a discapito dei cittadini.Conseguenze sulla salute molte volte sono rappresentate da tumori e malformazioni,dove stà la cautela verso i cittadini? Qual'è il confine tra diritti e doveri?. Tra gli esempi eclatanti Taranto,Gela e molti altri siti industriali italiani. La verità è che dopo anni di collusione tra politica ed industria abbiamo in molte zone europee delle situazioni inaudite.Occorrono immediate regole da rispettare a cautela dei siti ad alto impatto ambientale condizioni senza appello e di rispetto globale secondo quanto prescritto dal trattato di lisbona.

Maurizio Cirignotta