Riforma democratica dell'Europa
L'idea espressa da Piero Fassino nella sua proposta sulla riforma democratica dell'Europa è pienamente condivisibile, almeno per quanto mi riguarda, poiché è vero che in questi ultimi anni le istituzioni europee sono state molto spesso percepite come degli "ostacoli" piuttosto che come degli aiuti ad avanzare economicamente, socialmente, civilmente e soprattutto perché molto spesso, nell'immaginario collettivo,esse sono responsabili di tutto anche di quello in cui esse non hanno nulla a che vedere poiché non di loro competenza. Su un punto tuttavia non sono molto d'accordo : il trattato di Lisbona. Questo trattato - che si è voluto far passare in un primo tempo per una "costituzione" un po' particolare, cioé una costituzione con in più dei diritti fondamentali includeva passaggi che con i diritti fondamentali non avevano nulla a che fare- è in realtà una raccolta più o meno omogenea dell'insieme dei trattati precedenti che hanno consacrato la svolta ultra-liberale dell'Europa, svolta di cui abbiamo visto i tristi risultati in questo periodo di crisi. E' vero che il troppo Stato nuoce, ma la troppo grande liberalizzazione non è meglio. Ed è per questo che bisogna anche assolutamente rivedere alcune liberalizzazioni come quelle dello smantellamento dei servizi pubblici : lo Stato deve garantire un equo trattamento dei cittadini, offrire delle garanzie ai più deboli (quindi servizio, non assistenzialismo) e svolgere delle funzioni che altrimenti sono neglette dai privati perché non remunerative. Inoltre, mi sembra che alcune attività (energia, trasporti, comunicazioni) necessitano un impegno sostanziale e un controllo costante da parte dello Stato. Quindi ravvicinare l'Europa ai cittadini senz'altro, implementare il trattato di Lisbona... a malincuore si poiché è vero che esso offre più possibilità di decisione ma contemporaneamente impegno a modificare queste derive denunciate qui sopra
Gli eventi "anglo-franco-italiani" di questi giorni nel Regno Unito ci dicono quanto sia importante e urgente ormai che le istituzioni europei facciano sentire la propria presenza e spieghino chiaramente quello che l'Ue ha fatto o intende fare nei campi che interessano tutti i cittadini : il lavoro.
Sentire parlare di "lavoro rubato" è triste per tutti noi :
- perché è la prova che gli inglesi forse assimilano ancora gli italiani agli immigrati non qualificati o tuttofare
- perché è la prova che essi non sanno quanti sono gli inglesi che lavorano liberamente in Italia (tra gli altri : 100 ho creduto capire, in Italia, nella stessa società Italiana)
- perché è la prova che l'informazione manca su quello che gli altri Stati europei sanno fare
- perché è la prova dello scarso sentimento "unionista" che domina in questo paese
- perché è la prova come degli elementi faziosi o degli eventi politici particolar (che tutti esprimono un disagio profondo delle nostre società nazionali)i possano soffiare sul fuoco per fare emergere i sentimenti più oscuri
- perché è la prova, infine (e mi fermo qui) che la strada è ancora tutta in salita per costruire veramente l'Unione politica ed economica che molti auspichiamo e sarà ancora più difficile se le Istituzioni europee continuano a non far sentire la propria voce nei media pubblici dei vari paesi per spiegare e far sapere che cosa fa o sta facendo effettivamente l'Unione per i cittadini. E in questo momento di crisi economica grave è estremamente importante non perdere il contatto, che questo filo che ancora unisce non si spezzi definitivamente sotto gli stimoli nazionalisti, xenofobi e razzisti di ogni tipo e in tutti i paesi.
E anche il Parlamento europeo dovrà domani fare il massimo per far sentire la sua voce non solo a Strasburgo ma in tutte le sedi nazionali e comunitarie per risolvere problemi comuni e perché almeno si sappia quello che si fà precisamente, quali riforme sociali si stanno facendo, quali regole
si stanno elaborando per migliorare la vita di tutti i cittadini.
Quindi riforma delle Istituzioni si, ma per essere sempre più vicini ai cittadini e per accompagnarli nella loro ricerca.