Famiglia europea
Volevo portare l'attenzione, su un fenomeno che da tempo è in costante crescita, le separazioni tra coniugi. Sono una docente, e mi accorgo come sempre di più a soffrire per le problematiche familiari sono i figli. Tanti miei studenti nel corso di queste vicissitudini familiari si sentono soli e spaesati, spaventati per il futuro, non protetti o costretti a crescere privati della solidità di una famiglia. Perfettamente cosciente di quanto sia importante la legge sul divorzio, mi rivolgo a quei tanti casi evitabili, dove motivazioni realmente gravi non vi sono, bensì problematiche che potrebbero risolversi dialogando, anche con l'aiuto di qualcuno. Troppo spesso si ricorre alla separazione come l'antibiotico per curare un banale raffreddore, quasi fosse panacea. Bisognerebbe nell'interesse delle famiglie affrontare questa situazione, e dare più potere alle istituzioni per fermare questo fenomeno che ormai è diventato la normalità, in modo che si possano tutelare i figli nel loro di diritto ad avere una famiglia, evitando così tante situazioni border line di cui purtroppo sono spesso vittime i giovani, che non hanno più il calore e l'affetto familiare che gli è dovuto. Creare un punto di dialogo prima del grande passo giuridico la vedo come una possibile soluzione, valutare se la realtà familiare è arrivata ad un bivio o sono ancora recuperabili i rapporti, nell'interesse sia delle famiglie che della futura società. Perchè non una proposta europea sulla famiglia, che regoli questo aspetto?
Questo della famiglia è un soggetto spinoso di cui si discute molto in ambito nazionale, in tutti i paesi, e al quale non si trovano soluzioni definitive poiché, semplicemente, ognuno di noi reagisce differentemente di fronte ad un problema cosi emotivamente personale.
E il divorzio diventa un peso insostenibile per tutti i componenti della famiglia -per quelli più deboli in particolare- quando le persone non sono preparate alla separazione o quando l'una o l'altra sono ostili : e non riescono quindi a superare i propri rancori personali e a "leggere" la situazione obiettivamente.
"Creare un punto di dialogo prima del gran passo", come dice lei, non mi sembra affatto un buon modo di procedere, salvo a ritardare ancora la soluzione -e i disagi- di una situazione insostenibile di cui l'uno e l'altro protagonista o entrambi non vogliono assumere la responsabilità.
E temo anche che questo suo auspicato "punto di dialogo" diventerà piuttosto un punto per evitare il divorzio, quindi ritardarlo, quindi danneggiare ancora di più i rapporti genitori/figli che lei intende invece salvaguardare.
Le problematiche sono ben altre e sarebbe troppo lungo discuterne qui.
Quello che invece l'UE potrebbe favorire, quando i coniugi sono di nazionalità differente, è fare in modo che la sentenza di un paese diventi subito effettivo nell'altro (quindi disposizioni uniche in materia di divorzio transnazionale).
Sia la riflessione di Antonella che quella di Inedito sono, per i rispettivi aspetti che evidenziano, condivisibili ed esprimono le due anime, le due culture e le due origini dell'Europa che vanno entrambe tutelate perchè costituiscono il patrimonio della nostra tradizione europea. Da giurista posso solo evidenziare che un valido percorso di mediazione familiare (e per "valido" intendo rispettoso dei reali ed effettivi interessi della famiglia e soprattutto dei figli minorenni) porterebbe a soluzioni indolori sia in caso di separazione che di ricongiungimento. Ma credo che sia inopportuno parlare di questi argomenti in termini astratti, perchè ogni singolo caso ha le sue peculiarità ed i suoi punti di criticità.
Ho letto oculatamente entrambi i dibattiti, e nello specifico ritengo utile chiarificare un aspetto: troppo spesso i giovani si sentono spaesati e incompresi all'interno delle proprie famiglie quando queste affrontano le problematiche legate ai conflitti pre e post separazione.
Velocizzare i tempi non vuol dire risolvere nè tanto più cancellare il dolore che accompagna questi eventi.
Il mio intento è quello di dare voce anche a chi subisce questi problemi e non può far nulla per impedirli o evitarli: i figli.
Troppo spesso accade che i giovani vengano catapultati in una realtà di lotta familiare spesso inutile e dannosa per tutti i componenti della famiglia, senza che nessuno realmente riesca ad intervenire.
Un valido percorso di aiuto alle famiglie che attraversano queste diffocltà potrebbe risultare positivo per tutti, in quanto accompagnerebbe nella riflessione quanti fanno parte del nucleo familiare consentendo loro di ponderare ogni decisione.
E' necessario tutelare anche psicologicamente chi non ha voce,e dovunque esso viva.
Potrebbe venirne fuori un vero percorso anche scolastico di mediazione familiare che eviti i danni, e non di consulenza psicologica, come spesso oggi accade, che non può che prendere atto dei danni che i figli hanno già subito a causa dei dissapori familiari
In riferimento al mio precedente contributo preciso che al punto:(pur condividendo la attuale legge sul divorzio) intendo dire:pur RISPETTANDO la legge attuale sul divorzio.
Tale precisazione rafforza il mio dissenso(RISPETTOSO)soprattutto allorquando tale "d i r i t t o"è consentito ESCLUSIVlAMENTE:
1)all' attore
2)senza un motivo(giuridico) oggettivo
3)dove il convenuto non è soltanto il coniuge bensi' l 'intera famiglia
4)dove tale "d i r i t t o" maschera una TRUFFA.
I figli sono spesso, sfortunatamente, una moneta di scambio tra genitori che intendono avere ragione a tutti i costi.
Il mediare famigliare, una volta la decisione presa di divorziare, a mio avviso, non porterà a null'altro che ad acuire ancora il dissenso eventuale.
Guardiamo piuttosto cosa si fa già in altri paesi europei e teniamo conto delle loro esperienze.
In Francia, ad esempio, è stato istituito da ormai molti anni il divorzio consensuale che abbrevia i tempi ; e si è pure instaurato, appunto, un percorso di mediazione prima del divorzio il cui scopo è di evidenziare tutte le problematiche e tutte le conseguenze con le soluzioni possibili.
-I risultati della mediazione sono assolutamente negativi per non dire disastrosi nel caso di un divorzio che definirei "per dissenso" o all'iniziativa di uno dei due coniugi ; per di più associazioni diverse -di vario tipo e natura in quanto alla loro origine- cercano di infiltrarsi per ostacolare il divorzio stesso sotto quello che io direi "mentite spoglie". I tempi quindi si allungano ancora di più e le conseguenze per i figli, e non solo, sono ancora più dolorose e i dissensi ancora più forti.
-Il divorzio per consenso sembra invece aver dato buoni risultati perché accelera il percorso con una preparazione del divorzio stesso da parte di entrambi i coniugi che tengono conto delle loro esigenze reciproche e degli interessi dei propri figli e perché permette ai divorziati di partecipare congiuntamente in seguito alla vita della propria prole in un clima alquanto più disteso per tutti i componenti della famiglia, i figli avendo avuto anch'essi -età permettendolo- la possibilità di esprimersi davanti al giudice.
Nella mediazione il rischio delle strumentalizzazioni di ogni tipo è estremamente importante e questo non bisogna affatto sottovalutarlo, le anime misericordiose facendo molto spesso più male che bene in certi casi particolari (di dissenso, appunto).
E l'aiuto più importante che si possa dare ai figli è, a mio avviso, dare una visione più sana del divorzio che non deve essere più concepito come la fine della vita famigliare ma come un nuovo inizio.
Ed è in questo nuovo inizio che le istituzioni nazionali e europee dovrebbero mettere il proprio peso giuridico ed economico promovuendo una politica più d'avanguardia per quanto riguarda la formazione della donna (in alcuni paesi la donna è completamente sprovvista di risorse proprie in caso di divorzio) e il sostegno alle famiglie disagiate dal fatto del divorzio.
Superare le problematiche economiche è anche un aiuto a "guarire" le piaghe del divorzio.
La vera problematica, per me, è la ragione sociale : lo Stato e l'Europa dovrebbero concertarsi con la perspettiva di una unificazione dei diritti delle famiglie in senso lato (anche delle cosidette famiglie ricomposte) e con la perspettiva di una politica sociale unificata veramente efficace di protezione, sostegno e incentivi alle famiglie.
E mi fermo qui poiché il problema, se correttamente visto in tutte le sue parti, ci porterà ancora ad altre considerazioni che si discoterebbero troppo forse dal tema originario