Una lingua comune
Un argomento del genere trova senza dubbio il suo più opportuno collocamento nel settore "istruzione"; è però qualcosa che, una volta preso il via, sarebbe in condizione, qualora venisse preso seriamente, di risolvere un problema che non è poi tanto secondario come può sembrare! Il fatto che nel nostro continente si parli già una lingua o... per meglio dire _la lingua oggidì considerata quella internazionale per eccellenza - e questo per il solo fatto che il mercato la impone per una serie di ragioni facili da comprendere - porta spesso a trascurare l'opportunità di definire, senza per questo favorire particolari etnie, una lingua che sia in qualche modo al di sopra delle parti. Del resto, se anche è vero che oggi, come detto è l'inglese a farla da padrona, visto il vorticoso crescere - nei mercati - di altri Paesi con conseguente presumibile sopravanzare delle relative lingue (vedansi Cina ed altri Stati asiatici) non è poi tanto comica l'idea secondo cui tra qualche decennio ci si veda costretti ad imparare il cinese come del resto già accade spesso negli Stati Uniti: cosa a dir poco impensabile solo alcuni anni or sono! Detto ciò, va visto anche un altro aspetto determinato dalla "mancanza" di una lingua comune che colpisce in modo particolare Parlamento Europeo e quant'altro di europeo ancora c'è, dove, per forza di cose vi è la necessità, affinché tutto funzioni, di tradurre (quando si tratta di documentazione scritta) e... di interpretare tutto ciò che viene proferito nelle diverse lingue dei Paesi che ad oggi costituiscono l'Europa. Una simile mole di lavoro, comporta una spesa annua di fior di miliardi di euro che... tanto più oggi, data la situazione decisamente poco florida, varrebbe la pena di risparmiare per dirottare verso altri canali che necessitano _realmente di sostegni finanziari. Cosa di meglio dunque di una lingua che... d'accordo: vi piace definire artificiale? Vada per l'artificiale seppure sarebbe interessante sapere quale sia poi una lingua che artificiale non è! Mi riferisco qui all'esperanto che, per quanti lo hanno praticato in altri tempi e lo praticano al presente, ha dato e dà non poche soddisfazioni di diverso genere; non ultima quella di avere persone con le quali avere scambi culturali sia epistolari che anche di altro tipo, non ultimo il classico invito con tanto di ospitalità al Paese di cui è abitante il corrispondente. Non bastasse quanto fin qui detto, val la pena di ricordare - o per chi non lo sappia... di sapere - che, da più parti è stato più volte dimostrato che questa lingua ha anche un valore propedeutico piuttosto rilevante se si pensa che, spesso si è potuto osservare che quanti hanno avuto modo di impararla, ne hanno ricavato facilitazioni in termini di apprensione di altre lingue. Spesso è emerso infatti che, quanti iniziano con una lingua (sia questo il francese, il tedesco o l'inglese) apprendono queste con molta più facilità quando a queste sia stata fatta precedere l'apprensione dell'esperanto; la cosa stupisce se si pensa che tale facilitazione porta spesso coloro che lo hanno appreso - e che dunque partono dopo quelli che... senza perder tempo hanno cercato di imparare queste lingue a superare gli stessi: insomma... appreso l'esperanto e, partiti dopo gli amanti dell'inglese o di altre lingue, sono facilitati nell'apprendimento di queste lingue. Se si stenta a credere a questo fenomeno, vi è una strada da seguire per constatare la veridicità di quanto asserito: provarlo come del resto era avvenuto a suo tempo anche nel nostro Paese in altri tempi e... come, - strano a dirsi - proprio in questi tempi, avviene in Gran Bretagna dove in alcune scuole, pur padroneggiando la tanto decantata lingua che tutti vogliono quale internazionale per ovvie ragioni, è stato inserito l'insegnamento dell'esperanto! Se così stanno le cose, deve pur esserci una spiegazione che senza dubbio esula da pretesi fanatismi! Provare per credere!
nel rileggere il mio scritto, ho malauguratamente avuto modo di constatare il ripetersi all'interno del medesimo di un termine utilizzato impropriamente ovvero, apprensione che avrei dovuto evitare utilizzando semmai "apprendimento"; ho altresì dovuto osservare che più di una volta ho messo troppo vicini termini appena usati che avrei potuto alternare con altri dal medesimo significato. Ci tengo a scusarmi in relazione a quanto or ora segnalato, per evitare che si possa o voglia simpaticamente ironizzare nei seguenti termini: "Ma guarda un po'! Parla di lingue, di insegnamento delle stesse quando non è in grado di utilizzare in maniera corretta la sua!" Per inciso: errori nei quali sono incorso come in questo caso, non mi sarebbero capitati qualora avessi redatto lo scritto direttamente in esperanto.
Grazie. Enriko.
Da poco tempo mi sono accostato all'Esperanto e, proprio grazie a questa esperienza, posso tranquillamente dire che è di facile apprendimento.
Non sono ancora padrone della lingua in modo da poter intavolare un discorso, ma sicuramente le regole grammaticali sono riuscito a metabolizzarle, sono così poche e chiare che è impossibile non impararle alla svelta e mi hanno messo in condizione di poter "chattare" con gente da tutto il mondo: italiani, spagnoli, polacchi, russi, cinesi.
In estate ho partecipato ad un convegno internazionale di lavoro a Londra dove, ovviamente, la lingua usata era l'inglese. Non so quanti interpreti ci fossero, sicuramente tanti perché i partecipanti provenivano da oltre 53 paesi di tutto il mondo e non tutti erano di madrelingua inglese.
Il mio pensiero corse all'Esperanto: se a tutti fosse stata insegnata questa lingua, sicuramente, oltre alle evidenti facilità di comunicazione durante il convegno stesso, sono certo che ci sarebbero state più occasioni di intrattenersi con nuove persone da tutto il mondo facilitando l'instaurarsi di nuove amicizie.
Sono convinto che la pace tra i popoli si raggiunge anche e, forse soprattutto, se le persone riescono a parlarsi, a comprendersi e a favorire la amicizia tra loro scambiandosi vicendevolmente i loro pensieri, le loro preoccupazioni, le loro paure e le loro aspirazioni, facendoci comprendere che siamo tutti uguali con obiettivi comuni ed identici.
Quale cosa migliore di una lingua comune e facile da apprendere?
Quindi il mio augurio che poi è anche un invito è quello di fare in modo che ai nostri figli e nipoti venga data la possibilità di comunicare con tutto il mondo tramite appunto l'Esperanto.
Facciamo loro un grande favore e lavoriamo per il loro futuro!
Saluti Luciano
C’è un piccolo racconto di Dino Buzzati che mi ha fatto riflettere:
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I giorni perduti
Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all'estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazirra scese dall'auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all'uomo e gli chiese:
- Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c'era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò e sorrise:
- Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
- Che giorni?
- I giorni tuoi.
- I miei giorni?
- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se n'andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C'era una camera d'ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
- Signore! - gridò Kazirra. - Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell'aria, e all'istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l'ombra della notte scendeva.
Da: Dino Buzzati, "I giorni perduti”.
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Probabilmente dentro una delle casse trascurate (dall’Europa) c’è anche l’Esperanto, è talmente evidente e verificata l’efficacia dell’uso di questa lingua, che al giorno d'oggi solo per ignoranza o malafede non si coglie l’opportunità di ufficializzarla come seconda lingua comune con la conseguenza che continuiamo a perdere il tempo (…e denaro).
Luca
Tanti ani fa,un telegramma mi informò che mio padre aveva avuto un grave incidente stradale ed era ricoverato in un ospedale in Yugoslavia. Io e mio zio andammo immediatamente sul luogo e quando arrivammo,sulla porta della camera di rianimazione dove c'era mio padre, trovai 2 persone sconosciute che aspettavano il momento di entrare. Chiesi loro chi fossero, perchè stessero lì e se conoscessero mio padre. Mi risposero, in Esperanto,di avere letto sul giornale locale che un esperantista italiano, mio padre, aveva avuto un incidente automobilistico nella loro città, e per questo pur non avendo mai conosciuto mio padre, stavano lì, come di guardia, ad aspettare notizie sulla sua salute. Poi, io e mio zio, fummo ospitati per una settimana (il tempo che restò da vivere a mio padre), in casa di uno di loro, il Sr.Tomo Bilafer. Io non dimenticherò mai questo nome!
Ecco: questo è, e vuole essere, l'Esperanto! Questi sono, e vogliono essere gli esperantisti! Perchè l'Esperanto non è solo una lingua ma un modo di essere, di vivere. Una lingua per tutti, non imposta, ma disposta ad essere di tutti perchè non è di nessuno ma di tutti quelli che vogliono essere amici,a prescindere dalla nazionalità, razza, religione, ceto sociale, età, sesso ecc.ecc., contraria ad ogni cosa che può dividere gli uomini ed ingenerare odio e guerre: una libera scelta per uomini liberi!
Giancarlo - MassaCarrara-
1-Con l'esperanto si risparmierebbero tanti soldi pubblici, destinati a traduttori e interpreti negli organismi europei. 2-Con l'esperanto a scuola si faciliterebbe l'apprendimento di altre lingue. 3-Con l'esperanto si fermerebbe la scomparsa di lingue minoritarie e dialetti. 4-Con l'esperanto potrebbe rinforzarsi la coscienza europea fin da bambini. Questi sono alcuni di tanti altri punti che si possono esprimere, per essere favorevole alla lingua interetnica.
Lingua Internazionale Ausiliaria - Esperanto
Quasi tutte le grandi idee vengono respinte all'inizio. Poi, dopo il loro valore è riconosciuto. Ma nel fratempo si perde molto tempo, e... anche denaro. Il valore dell'esperanto non si puo calcolare soltanto in denaro. La comunità degli esperantisti è veramente composta da gente che si interesa agli altri al di la dei confini. Inoltre, si è sviluppata da 120 anni quasi senza nessun aiuto, quello che dimostra la sua forza e il valore della lingua. Se soltanto uno o due paesi deciderebbero d'insegnare l'esperanto nell'Unione, questi paesi "pionieri" avrebbero preso vantaggio in qualche campi... pero purtroppo nessuno gia lo sa. Permettere a tutti gli Europei parlare facilmente con gli altri è anche una necessità democratica.
Dominique Couturier
Il problema non è quello di parlare una lingua unica, il problema è di diffondere lo studio delle lingue straniere in genere : e quale migliore opportunità di quella che ci è offerta dall'Europa ?
Imparare una lingua artificiale come l'esperanto (o un'altra che sia) non conduce a nulla, a mio avviso : il costo non mi spaventa (1 o forse 2.5 euros a persona, credo, per far funzionare il multilinguismo nelle istituzioni europee) : una lingua nazionale ci istruisce molto di più sulla cultura del suo popolo.
E' vero che l'apprendimento di una lingua straniera fin dalla più giovane età è particolarmente benefica per i nostri giovani : ma tutte le lingue straniere producono lo stesso effetto.
Quindi, meglio cominciare, in tutta l'Unione, lo studio di lingue straniere fin dai 3/4 anni in tutte le scuole, con insegnati di madrelingue (si troveranno insegnanti, non dubito, in tutta Europa disposti ad andare vivere per uno o più anni in un altro paese ue : è questo, anche, il modo migliore per avvicinare i nostri popoli e dare un senso alla parola "UNIONE".
Credo che con l'esperanto si contribuirebbe solamente a incrementare il distacco tra la cittadinanza e le istituzioni europee.
Inoltre penso che sarebbe molto dispendioso e che, pragmaticamente, sarebbe più opportuno investire affinchè si diffonda l'inglese presso quei Paesi, come l'Italia, maggiormente impermeabili all'internazionalizzazione.
L'uso di una lingua nazionale (come l'inglese o lo spagnolo) è segno di sopraffazione culturale di un Paese sugli altri.
L'adozione di una lingua neutrale (come l'esperanto) è simbolo di comunicazione con pari opportunità per tutti i cittadini europei (e non).
mauro
E' vero, l'Unione Europea non deve assolutamente favorire una lingua nazionale (l'Inglese, in generale) a discapito delle altre nazionali : si puo' effettivamente parlare in questo caso non solo di sopraffazione ma anche di imperialismo linguistico di altri tempi.
Ma non è per questo che sono d'accordo per dire che l'Esperanto sia la soluzione.
Per me, il multilinguismo deve essere perseguito fino a quando gli europei avranno coniato una nuova lingua comune, senza imposizioni e, quindi, senza stati d'animo : già abbiamo cominciato a fare un mix di parole derivate da varie lingue nazionali; domani sicuramente questo mix sarà sempre più forte e alla fine una nuova lingua, liberamente scelta e non imposta da una qualche autorità -che deligittimeremmo immediatamente se cio' fosse-, emergerà, proprio come è già avvenuto con le lingue nazionali
Inedito dice: "Il problema non è quello di parlare una lingua unica, il problema è di diffondere lo studio delle lingue straniere in genere : e quale migliore opportunità di quella che ci è offerta dall'Europa ?
Imparare una lingua artificiale come l'esperanto (o un'altra che sia) non conduce a nulla, a mio avviso : il costo non mi spaventa (1 o forse 2.5 euros a persona, credo, per far funzionare il multilinguismo nelle istituzioni europee) : una lingua nazionale ci istruisce molto di più sulla cultura del suo popolo. [...]
L'uso di una lingua semplice da imparare, come l'esperanto, va proprio nella direzione che tu auspichi.
Oggi sei "costretto" ad imparare l'inglese, che come è noto porta via molto tempo e molti soldi al punto tale, tranne casi eccezionali, da dover tralasciare l'eventuale studio delle altre lingue straniere.
Diversamente, con l'esperanto, si acquisirebbe una lingua che permetterebbe di comunicare alla pari con qualsiasi altro cittadino europeo e in più lascerebbe il tempo e i soldi per approfondire una lingua nazionale di proprio gradimento compreso l'ingkese stesso.
Scusa se è poco!
I pochi milioni di inglese avrà molto meno difficoltà di apprendimento Esperanto di alcune centinaia di milioni di cittadini europei per imparare l'inglese.
Quando hanno imparato la lingua semplice, logico e divertente, si troverà che l'apprendimento di una lingua straniera non è così difficile come previsto.
E diventerà multilingue come gli altri europei.
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Kelkaj milionoj da Britoj havos malpli da peno por lerni esperanton, ol la centoj da milionoj da Eŭropanoj por lerni la anglan.
Kiam ili estos lernintaj tiun simplan, logikan kaj plezurantan lingvon, ili trovos, ke lerni vivantan lingvon esta malpli malfacila ol ili opinis.
Kaj ili fariĝos multlingvuloj, kiel la aliaj Eŭropanoj.
Giovanni Italo