Nuovi strumenti finanziari
La congiuntura economica sfavorevole e il clima di incertezza conseguente alla crisi dei mercati finanziari internazionali stanno determinando un preoccupante rallentamento dell'economia europea e condizionando negativamente l'attuazione degli investimenti previsti nel quadro della Strategia di Lisbona. In tale contesto di crisi si rivela necessario rilanciare la competitività dell'Unione europea e della zona euro nel contesto internazionale, attraverso l'introduzione di nuovi strumenti finanziari che possano dare un nuovo slancio alla crescita e alla produttività europea. Nuovi strumenti che ci permettano di colmare le lacune e superare le difficoltà attuali. L'Europa ha bisogno di una nuova partenza.
Partendo da queste riflessioni ho presentato, insieme al collega Mario Mauro vicepresidente del Parlamento europeo, una Dichiarazione scritta: "Eurobond, nuova strategia per la crescita". Un'iniziativa dal carattere bipartisan che ha l'obiettivo di lanciare un segnale alle istituzioni europee alle quali chiediamo di offrire nuovi strumenti, e quindi nuovo impulso, agli investimenti strategici europei con priorità a quelli indirizzati all'ambito delle energie alternative, nella ricerca e sviluppo, innovazione, capitale umano, reti trans europee di trasporto, banda larga.
La proposta di introdurre gli Eurobond come strumento finanziario addizionale volto a sostenere la politica di investimenti pubblici infrastrutturali, affonda le sue radici nello storico "Piano Delors" concepito tra il 1993 e il 1994. Una proposta avanzata poi a più riprese, seppur con formulazioni differenti, dai ministri Tremonti e Padoa Schioppa.
Uno strumento che avrebbe degli incontestabili vantaggi. Innanzitutto a differenza delle altre fonti di finanziamento comunitario, come la risorsa Iva o il prodotto nazionale lordo, gli EuroBonds non presentano un legame "nazionale" evidente. Caratteristica quest'ultima che li esclude dalle "battaglie" tra i Paesi europei sui "saldi netti". Considerando che la sottoscrizione degli EuroBonds è volontaria, il loro utilizzo permetterebbe di effettuare di volta in volta una sorta di "test di mercato" dell'iniziativa europea che finanziano. In pratica servirebbero anche da "cartina di tornasole" rispetto alla qualità dei progetti proposti dall'Unione europea.
Le strade percorribili per introdurre gli EuroBonds, come fonte di finanziamento collegata al bilancio comunitario, sono almeno due. Si potrebbe pensare a strumenti di garanzia, simili al già esistente strumento di garanzia dei prestiti per i progetti della rete transeuropea dei trasporti finanziato per 1 miliardo di euro da BEI e Bilancio Europeo (al 50%), oppure a strumenti di debito veri e propri. In questa seconda ipotesi la garanzia del debito sarebbe offerta dallo stesso bilancio comunitario con la Banca Centrale Europea a fare da "controllore" dall'attività.
Per entrambe queste ipotesi non si tratterebbe di introdurre una nuova "tassa europea". Non sarebbero, infatti, i contribuenti ad essere interessati da tale operazione, ma i risparmiatori.
Non avendo molte conoscenze finanziarie, mi rimane difficile seguirla nel suo ragionamento.
Più concretamente e più semplicemente, quale(i) sarebbe(ro) la(e) proposta(e) ? Un link ? Un esempio di attuazione ? Qualcosa insomma che espliciti meglio quello che intende proporre.
Grazie