La vera risposta democratica
Se guardiamo ai processi di globalizzazione in corso, ci accorgiamo che la vera risposta democratica ed efficiente alla complessità delle nuove sfide non può essere che l’Europa. Prova ne è il fatto che fuori dall’Unione Europea, in particolare fuori dalla zona euro, chi si è trovato da solo di fronte alla crisi, ha subito ripercussioni molto più gravi.
Fondamentale a questo punto accelerare il processo di integrazione fra gli stati membri con convinzione e determinazione, sapendo che attraverso l’Unione Europea si possono intraprendere decisioni determinanti per superare oggi la crisi che viviamo, un domani problematiche anche di diversa natura.
Un’Europa integrata e coesa passa nell’interesse dei cittadini degli stati membri attraverso una “cooperazione rafforzata” nella zona euro; con l’affidamento di un potere della vigilanza bancaria unica per i gruppi paneuropei; con la creazione di un Fondo per la crescita e gli investimenti da finanziare anche attraverso gli Eurobonds; con il rafforzamento del Fondo per la globalizzazione, oggi del tutto insufficiente, per alleviare le conseguenze sociali di regioni e gruppi colpiti da gravi fenomeni come le delocalizzazioni; con l’introduzione di una imposta europea sulle imprese paneuropee e multinazionali; con l’introduzione di un’imposta “verde”, in base al principio “chi inquina paga”; con la liberalizzazione del mercato europeo dell’energia; con lo sviluppo di energie rinnovabili e la garanzia di una sempre maggiore sicurezza degli approvvigionamenti.
Infine, ma non per importanza, con il riaccendere in tutti noi una passione europea e una vocazione europeista, con la creazione di un sistema di welfare moderno ed attento ai cambiamenti in corso; con un’attenzione all’importanza dello sviluppo della società di conoscenza.
Si, sono d'accordo per una maggiore coesione tra gli Stati dell'Unione, coesione che, se ben fatta, darà un senso al sentirsi veramente europeo.
Bisognerà tuttavia che le cose da integrare facciano parte di un dibattito nazionale nei singoli stati per far emergere idee comuni sulle varie cose che si intende "comunizzare".
Io, per esempio, non sono favolrevole alla liberalizzazione del mercato europeo dell'energia, l'energia essendo uno dei cardini dello Stato. Direi piuttosto mettere in comuni una politica energetica dell'Europa.
D'accordo per far pagare chi inquina, ma bisognerebbe anche incentivare chi si prodiga per risparmiare energia e ridurre l'inquinamento.
Quindi, d'accordo in linea di massima, da esaminare più attentamente l'insieme delle proposte