Linee generali entro le quali bisogna muoversi per garantire un futuro dignitoso
Il processo di globalizzazione ha teso negli anni a trasformarsi in un processo di forte appiattimento culturale in nome delle logiche di un mercato senza regole e del profitto. L’ Europa ha, in questa fase storica cruciale, il compito di rendere virtuoso, culturalmente stimolante e socialmente responsabile un fenomeno che - se liberato dal vincolo del rispetto delle culture e tradizioni dei popoli - diviene inevitabilmente un’arma di distruzione delle stesse invece che lo strumento che può favorirne l’incontro e lo scambio. Dal punto di vista economico è fondamentale giocare il ruolo da protagonisti sui nuovi mercati, non solo per la quantità di beni prodotti ma garantendo alti standard qualitativi e il rispetto di precisi criteri di difesa e tutela della salute dei cittadini. Particolare attenzione va riservata alle politiche agricole: una forte politica di sostegno dell’agricoltura non solo mira a salvaguardare il tessuto socio-economico dell’Europa ( ricordiamoci che gran parte del territorio dell’unione è area rurale) ma anche perché all’alba del terzo millennio è quanto mai strategicamente necessario assicurare all’Europa l’approvvigionamento alimentare. Ricordiamoci però che ogni formula economica e sociale, per quanto perfetta sia, non otterrà risultati efficaci se non ci sarà la consapevolezza d’essere prima che comunità di mercato una comunità di popolo. Da questi temi fondamentali e dall’attenta analisi del contesto globale che deve partire la discussione che tende a trovare una sintesi e una stella polare che sia faro nella navigazione del popolo europeo verso nuove mete.
condivido in pieno che la necessità primaria per l'europa è quella di difendere il settore agroalimentare.
Si, il settore agro-alimentare dell'Europa deve essere salvaguardato.
Infatti, io penso che la mondializzazione dell'agricoltura sia la più grande "stupidaggine" (per non dire altro) che si sia potuta pensare in questi ultimi decenni anche se l'idea iniziale non era forse troppo cattivai.
I prodotti agricoli sono nati e coltivati per essere diffusi in un'area territorialmente delimitata e incentivare il trasporto verso destinazioni lontane serve non serve certo alle popolazioni locali né, soprattutto, all'ambiente, le risorse necessarie al loro trasporto potendo essere tranquillamente o risparmiate o destinate ad un uso più adeguato.
Penso che in questo settore l'Europa dovrebbepiù che mai ispirarsi allo "slow food" che cerca di diffondere un altro modo di consumare e produrre.