La competitività dell’Europa
La competitività dell’Europa è oggi più che mai messa a repentaglio dagli sforzi dei suoi concorrenti. Con la Strategia di Lisbona l’Unione si è posta gli obiettivi giusti per potere avere successo nel contesto internazionale. A questo proposito, la messa in rete dell’economia mondiale riguarda in misura particolare l’Unione europea, in quanto rappresenta il principale mercato interno a livello globale. Infatti, quasi nessuna economia al mondo si affida alle esportazioni più dell’Europa. Circa il 20% dei posti di lavoro nell’Unione dipende dall’export.
L’esperienza dimostra che a beneficiarne sono i paesi con la maggiore partecipazione al commercio internazionale. Parimenti, la globalizzazione viene associata soprattutto al trasferimento di posti di lavoro. Tali preoccupazioni vanno prese in considerazione e la politica europea deve riuscire a fornire risposte convincenti in merito. Le persone non devono avere l’impressione che la globalizzazione sia indirizzata contro di loro e che l’Unione europea non si impegni a sufficienza per i loro interessi, poiché è vero il contrario. Non dimentichiamoci che l’Unione europea ha aperto i propri mercati come nessun’altra area economica, beneficiandone in misura considerevole. Oggi, tuttavia, il sistema degli scambi internazionali è caratterizzato dal fatto che questa apertura non viene praticata ovunque.
L’Unione europea dovrebbe pertanto adoperarsi affinché i propri partner commerciali, nel nome del principio della reciprocità, procedano ad ulteriori aperture di mercato. In ultima analisi ciò comporterà vantaggi per tutti i soggetti coinvolti. Il successo del mercato interno europeo si basa anche sull’applicazione di regole competitive eque. Nell’ambito della futura politica commerciale, il principio della concorrenza equa e libera dovrebbe essere introdotto e applicato anche nel contesto globale.
Il guaio della globalizzazione -cioé di come essa è praticata oggi- è che essa non ha neppure lontanamente realizzato quello che si diceva essa avrebbe dovuto realizzare : i paesi poveri sono sempre cosi' poveri e i paesi reputati ricchi sono diventati più poveri. E, con l'aiuto della finanza totalmente sregolati, si è arrivati al punto in cui il mondo si trova oggi : crisi finanziaria di cui non si intravede la fine, crisi alimentare nei paesi poveri, dislivelli enormi di salari nei paesi cosidetti ricchi, ecc., ecc.
La globalizzazione totale cara agli ultra liberali è valida soltanto quando tutti i paesi hanno lo stesso livello di sviluppo economico e salari equiparabili : altrimenti -ad un certo punto- essa si estingue per mancanza di scambi sufficicienti o per flussi a senso unico (quello che sta accadendo in questo momento) o a causa anche di scambi su prodotti che bisognerebbe produrre e consumare localmente (agricoltura).
Quindi per me non si tratta di "ulteriori aperture di mercato" (quando non ci sono i mezzi=soldi puoi sempre aprire, il risultato sarà sempre nullo) ma come migliorare l'esistente attraverso, forse, strategie di cerchi concentrici all'interno dei quali organizzare dei liberi mercati tra paesi aventi lo stesso tipo di livello economico (quindi eliminare conconcorrenza indebita da parte dei paesi più sviluppati nei paesi a basso sviluppo o a basso costo di lavoro o a basso reddito) e aiutare quindi veramente i vari paesi ad emergere e a ritrovarsi a un momento o ad un altro nello stesso cerchio.
Cosi' facendo, credo che nessuno sarà né si sentirà leso.