Disabilità mentale

Disabilità mentale

Vorrei che l' Unione Europea focalizzasse maggiormente l'attenzione sulle disabilità mentali.

 

Credo che nessuna "tecnica", nessun approccio al paziente, nessun progetto di riabilitazione psicosociale potrà produrre risultati efficaci e stabili nel tempo se l’Europa contestualmente non affronterà il vero problema del disabile: quello, cioè, di costruire idonei percorsi di educazione, formazione ed inserimento lavorativo, anche individuando strumenti normativi e incentivi economici che favoriscano l'assunzione dei disabili.

 

E' il solo modo per poter dire agli ultimi, ai dimenticati, agli emarginati: " bentornati tra noi ".

 

Sarebbe poi utile iniziare ad utilizzare il modello delle Comunità di recupero, che sin qui é stato sperimentato per patologie da dipendenza da sostanze o per disturbi del comportamento alimentare, anche in questo ambito.Le Case di cura, eredi dei manicomi, dovrebbero lasciare il passo a piccole residenze riabilitative del tutto inserite nei contesti urbani e sociali, che utilizzino quale setting terapeutico la dimensione familiare, riproducendone tutte le caratteristiche strutturali ed organizzative: infatti, proprio dove nasce e si alimenta il conflitto, con il conseguente disagio psicologico, si trova la soluzione del suo superamento.


Io direi semplicemente che l'Europa dovrebbe (l'Europa dovrebbe fare tante cose lo so', ma bisognerà pur scegliere tra le tante cose) avere un modello sociale condiviso da tutti gli Stati.
Mi spiego : ogni Stato europeo ha un modello sociale avanzato in questo o quel campo particolare (quindi anche, penso, sulla disabilità mentale e sugli handicap in genere). Basterebbe quindi studiare i vari modelli, stabilire un modello unico condivisibile da tutti, e farlo adottare da tutti gli stati, uno degli obiettivi dell'Unione essendo, credo, di tendere verso l'alto tutti i cittadini.

Le indicazioni europeee in merito ci sono già, come il rapprorto Bowis nel Libro verde della salute 2007 EU e il recente Patto per la salute mentale europeo del giugno 2008. L'Italia è sempre stata abbastanza avanti nelle politiche per la salute mentale sin dalla L180/78. Di fatti tale legge non è mai stata applicata in modo rapifdo ed uniforme sul territorio italiano.
Da qualche anno i bisogni di salute mentale sono progressivamente modificati, la fenomenologia delle patologie mentali è anch'essa cambiata, le esigenze dei soggetti con tali problematiche sono in continuo mutamento. Il contesto interessato è quello sociosanitario e socio-culturale sia per la prevenzione, sia la cura, la riabilitazione e il sostegno per l'inclusione sociale.
Le problematiche di salute mentale devono rientrare necessariamente nelle politiche sociosanitarie di un Paese e devono avere un management e gestione da parte di agenzie sanitarie e sociosanitarie pubbliche e istituzioniali. I contesti di cura possono essere differenti a seconda della patologia, del contesto sociale, delle competenze del soggetto. Sicuramente l'approccio tramite le comunità di recupero può risultare omnicomprensivo e non sempre appropriato per un certo tipo di patologia anche considerando le diverse capacità di relazione, interazione e comunicazione dei soggetti, anche con problemi di salute mentale. Si tenga conto che il costo della residenzialità psichiatrica riabilitativa assorbe il 75% del budget assegnato ad un dipartimento di salute mentale ed è pagato a enti privati o del privato sociale.

In conclusione

più risorse alla salute mentale per organici e strutture pubbliche
azioni prevalenti sulla prevenzione e soprattutto su quella secondaria per un accesso alle cure immediato del cittadino
azioni di lotta allo stigma sociale
modelli organizzativi dell'assistenza sanitaria per la salute mentale che devono tener conto del contesto sociale
cura e riabilitazione attuate nel comune contesto sociale senza necessità di comunità e/o di periodi di inserimento in esse anche sino a tre anni
supporto alle famiglie con sogggetti affetti da problemi di salute mentale
sostegno alle famiglie e modifica ai ritmi lavorativi, sociali e mobilità, per la prevenzione di patologie mentali correlate ai cambiamenti socioculturali

Il tema è comunque abbastanza complesso ma necessita la volontà di affrontarlo ed essere operativi contestualmente.