L'Unione Europea è a un bivio

L'Unione Europea è a un bivio

L'Unione Europea è a un bivio: o rimane un grande mercato e un nano politico, o aumenta la propria coesione e identità istituzionale.

 

Se l'integrazione europea è necessaria per costruire un mondo “multipolare”, ciò non sarà possibile attraverso l'attuale minitrattato, segnato com’è dal liberismo a tutti i costi e dalla sudditanza alla Nato.

 

La società civile europea deve confrontarsi non solo con le grandi questioni epocali, ma anche con proposte concrete di modifica istituzionale finalizzate ad una maggior democratizzazione dell’Unione. Ad esempio ampliando le tematiche su cui rendere vincolante il voto del Parlamento Europeo in quanto unica istituzione continentale eletta a suffragio universale.

 

Immigrazione e lavoro saranno i temi caldi della prossima legislatura: fra le altre cose, dovremo fare i conti con le drammatiche e ingestibili conseguenze della «direttiva della vergogna» sui rimpatri e con gli effetti dell'annunciata direttiva sul lavoro precario, ulteriore strumento di destrutturazione del mercato del lavoro.

 

In Italia, l'associazionismo e i movimenti sociali dovrebbero sviluppare maggior interlocuzione con la dimensione europea, sia per contrapporsi ai 15mila lobbisti “industriali” accreditati a Bruxelles, sia per affiancare l'associazionismo anglosassone, che è molto attivo, ma, spesso, poco attento a coniugare il rispetto dei diritti individuali con l'affermazione dei diritti sociali.

 

L'Europa può essere un rischio ma anche una grande opportunità. Tutto dipende da quanto spazio avrà in futuro nell’ impegno sociale e politico di tutti noi.


credo che come primo passo per la democratizzazione dell'europa bisognerebbe ottenere una bella costituente eletta ed un referendum sui singoli articoli. Una costituzione frutto di accordi tra governi nazionali ratificata direttamente dal governo o sottoposta ad un referendum o tutto o niente non fa altro che ribadire il nostro status di sudditi.

UTZ!

Gianluca Albertini
Vorrei che fosse detto che i lobbisti non sono solo industriali, europei e delle multinazionali con le loro sedi in Europa) ma rappresentano diverse connotazioni di potere. Tra queste ci sono anche le chiese e in particolare quella cattolica. Sarebbe utile ai cittadini far conoscere l'elenco delle parti accreditate a Bruxelles o nelle altre sedi dell'unione europea, una "piovra" che assomiglia sempre di più ad una oligarchia di potenti piuttosto che a una premessa di un'istituzione che dovrebbe rappresentare i popoli degli stati aderenti.

Mi sento di condividere solo una parte di quanto esposto dal Sig. Agnoletto, cioé il fatto che l'Europa deve essere in grado di affrontare le grandi sfide del futuro -tra le quale la mondializzazione e l'immigrazione- ma non la vedo assolutamente in termini di contrapposizioni di qualunque tipo, le contrapposizioni essendo sempre l'inizio di ben altro. Il dialogo, la cooperazione, il confronto che dir si voglia mi sembrano più appropriati.

Io credo che gli europei non siano ancora pronti a riconoscere al Parlamento europeo un potere superiore a quello del proprio Parlamento nazionale, questo rischiando di essere preso per una specie di spoliazione invece che di progresso.

Il Parlamento europeo potrà acquistare più responsabilità solo quando esso sarà percepito come veramente qualcosa di utile. Per il momento, mi dispiace dirlo, nessuno sa a che cosa serve il Parlamento Europeo, nessuno sa che le elezioni avranno luogo il ... (si, quando ?) , nessuno conosce i parlamentari europei, ecc....

E' questo dialogo con i cittadini europei (dialogo effettivo, riconosciuto, saputo, participativo) che si deve promuovere in Europa e nel proprio Paese perché domani i cittadini accettino l'idea che il Parlamento Europeo è veramente il loro parlamento.

E più concretamente, per quanto riguarda l'immigrazione, il precariato, la mondializzazione , i gruppi di potere (preferisco questo termine al lobby, la lingua italiana è abbastanza ricca per poter esprimere questo concetto), quali sono le sue proposte ?
Forse dovrei conoscerle, ma, mi dispiace, non so' quali esse siano.

per Gianluca Albertini: un simile registro esiste già ed é consultabile online :

https://webgate.ec.europa.eu/transparency/regrin/welcome.do?locale=it#it

Il registro che Sara Francia mi ha indicato è un registro volontario.
Ma secondo voi, che leggete, è possibile conoscere con certezza quali sono i lobbisti che contano in Europa da un registro volontario? Dov'è la chiesa cattolica romana o la CEI, eppure questa istituzione ha una precisa sede a Bruxelles e tanto di riconoscimento politico nel testo di trattato sulla nuova costituzione europea, come del resto le altre confessioni religiose. Ma evidentemente questo aspetto temporale del potere religioso non dev'essere conosciuto. E allora che valore ha questo Registro al fine di informare i cittadini europei?